mercoledì 13 aprile 2016

Il Baguazhang e l’uso delle bacchette (kuaizi)



L'articolo di oggi è del M°Ye Ye,sinologa nel settore Baguazhang Fiwuk. 
Riflessione meravigliosa che sottolinea l'enorme lavoro di ricerca che il settore sta apportando.






Quanti di voi maneggiano in modo impeccabile le bacchette (kuaizi)? … Gli stessi potrebbero “in teoria” essere esperti nel Baguazhang… Quanti di voi sanno che le “posate cinesi” per eccellenza hanno molto in comune con quest’arte? … Non vi sorprendete troppo, poiché gli stessi princìpi permeano ogni aspetto della nostra vita.

 Sappiamo tutti cosa sono le bacchette cinesi: almeno una volta le abbiamo viste o usate, gli estimatori della cucina orientale si vantano addirittura di “acchiappare qualunque cibo” usandoli.


 Eppure, la traduzione italiana di kuaizi, ovvero “bacchette”, è forviante e fa perdere tutto il “bello” che c’è nel concetto di questa parola. Bacchette è un sostantivo plurale, identifica due entità a se stanti, che vengono utilizzate insieme all’occasione. La parola Kuaizi, invece, identifica un concetto unico, una sola entità, nonostante l’oggetto fisico sia formato da due stecchette. Vi ricorda niente? Uno è due e due è uno…non è altro che il fondamento cosmologico e concettuale di tutta la cultura cinese, compreso il Baguazhang. Il Taiji è uno ma è formato da due (Yin & Yang) così come i kuaizi sono due ma formano un oggetto solo; tanto che i cinesi, quando cade una bacchetta, cambiano entrambe le stecche. L’uno comprende i due, i due formano l’uno. Senza le parti non esiste l’unità, senza l’unione le parti perdono di significato. Pensate, ora, nel concreto a come si utilizzano: per chi non fosse esperto, quando si prende il cibo con i kuaizi, non si muovono entrambe le stecche. Mentre una è ferma, l’altra si muove; una è forte e funge da radice, l’altra è flessibile per stringere il cibo. 
Suona familiare? Il Baguazhang, non si basa proprio sul concetto di alternanza? ...tra Gang e Rou (duro e morbido), tra il tirare e lo spingere, tra dinamico e statico. L’alternanza è la fonte e insieme la riuscita del movimento. Se non alterno i kuaizi non prendo il cibo, se non alterno i palmi non uso Chuanzhang. Se un piede non tira, come può spingere? Se non alterno destra e sinistra, perdo il mio vantaggio (sia la perdita della lateralità del corpo – Ce Shen - che la perdita della linea d’entrata). 


Osservate più da vicino il movimento dei kuaizi: una bacchetta è dritta e mira in una direzione, l’altra chiude sul cibo in un movimento rotondo, eppure entrambe puntano allo “stesso bersaglio”. Così nel Baguazhang dritto e rotondo sono parte dello “stesso movimento”. Il passo è curvo, ma il piede è dritto; la traiettoria è rotonda, ma la direzione è dritta. Il corpo superiore mira al centro, ma quello inferiore fugge verso l’esterno; così come le due stecche si chiudono sul bersaglio, noi, nel “Zouzhang”, orbitiamo intorno al centro e nel “Chuanzhang” intorno al bersaglio, senza mai perdere il centro. Infine, non c’è un solo metodo per mangiare con i kuaizi: secondo il cibo cambia il movimento, anche se le basi rimangono le stesse. Con gli spaghetti il polso si muove in modo diverso, con il riso invece la movenza è ferma e dritta. Esattamente come nel Baguazhang, dove i fondamenti non cambiano, nonostante si adattino ad ogni movimento e il movimento si adatti alla finalità dell’azione. Forma e Combattimento hanno movenze e finalità differenti, eppure si eguagliano nelle forze interne, strutture e nei princìpi. L’alternanza e l’unità sono immutati, eppure mutano le rispettive modalità seguendo l’esigenza dell’attimo. Così Kuaizi e Baguazhang non sono altro che specchi di una stessa filosofia, tanto raffinata e lontana quanto semplice e quotidiana. I trigrammi, l’immutabile e lo Yin-Yang si riscoprono in un gesto che passa quasi inosservato come prendere il cibo ruotando il polso, lo stesso gesto che diventerebbe fondamentale nel nostro allenamento marziale. 
Come diceva R.M. Pirsig ne “lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta”: alcune cose ci sfuggono perché sono così impercettibili che le trascuriamo. Ma altre non le vediamo proprio perché sono enormi. Perciò non stupitevi se qualcosa di Baguazhang vi è sfuggito: se praticare quest’arte è come usare le bacchette, forse la chiave è tutta qui. Apprendete l’enorme semplicità dei kuaizi e forse capirete le nozioni finora inafferrabili di quest’arte marziale. 

                                                                                                                                               YeYe


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