martedì 6 ottobre 2015

八打八不打 Gli otto punti da colpire, gli otto punti da non colpire




              Il bellissimo articolo che segue è del maestro Pozzi Fabrizio, che vive ed insegna a Roma e  fa parte della commissione tecnica del Baguazhang in FiWuk.
L'articolo rispetto agli altri fin ora pubblicati è una novità. In quanto frutto della  traduzione che Fabrizio ha fatto del libro sul Baguazhang scritto dal GM° Wang Hanzhi e di cui il nostro tecnico presenta una sintesi su un argomento

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Otto… ancora otto… praticamente sempre otto.

 Otto palmi, otto passi, otto parole chiave: tutto è volutamente ricondotto ad otto. Per gli appassionati di numerologia e della tanto agognata “chiusura del cerchio” è un qualcosa di imprescindibile nello studio viscerale di quest’arte. Non che l’aspetto antropologico non debba avere la sua rilevanza, anzi... oggi studiamo le arti marziali principalmente per motivi di “sopravvivenza culturale”, non certo per andare in guerra armati del nostro palmo velenoso… ma l’immagine di un Dong Haichuan dell’epoca preso a fare i conti, con voli pindarici annessi, per sostenere la perfezione del suo metodo mi dà ancora tanti motivi per sorridere, soprattutto se a questa ricerca della “perfezione” è legata la validità del metodo stesso. Sarà colpa del nostro essere occidentali perché, si dice (?), dotati di una mente più lineare; sarà perché gli “schemi mentali a priori” che ci strutturano sono diversi da quelli degli orientali.
 Sarà… ma alla fine ciò che a noi appare superfluo per loro potrebbe essere la normalità. Poi inizi a leggere un libro sulle arti marziali di recentissima pubblicazione, il solo scritto di un signore all’apparenza normale, sulla settantina ben portati, una mobilità incredibile ed una corporatura generosa… e presto scopri che hai a che fare con un trattato tutt’altro che banale, attualmente unico nel suo genere. 
Voglio immaginare le risposte un po’ secche dell’autore (alla occidentale, diciamo) alle domande di un cultore medio di libri di arti marziali dopo aver letto più volte l’indice: - “Scusi, ma la storia dello stile?”… “No, mi dispiace”. - “Scusi, ma le leggende sui suoi antenati?”… “No, mi dispiace”. - “Scusi, ma i 36 canti e i 48 metodi del Baguazhang non ci sono?”… “No, perché?”. Ma allora di cosa stiamo parlando? Non è un libro sul Baguazhang! Sicuramente no, se mi limito a leggere il titolo in copertina, generico ed allo stesso tempo impegnativo. Forse no, se il nostro stereotipo ci impone una certa coerenza stilistica con quanto pubblicato prima, insieme e dopo. Forse questo testo non può essere paragonato agli altri libri che raccontano di stili di arti marziali.

 L’impressione è quella di trovarsi davanti ad un autore in possesso di una cultura di alto livello e conoscenze che vanno ben oltre l’argomento del testo: non tanto dalla particolare cura del registro, quanto dall’obiettivo che cerca di colpire attraverso di esso. È un testo per chi vuole studiare, non per chi vuole collezionare materiale aggiuntivo alle sue ricerche bibliografiche. E proprio per questo, è un testo difficile. Chi vuol vedere le cose in superficie, può farlo… chi vuole avere un’infarinatura, può averla… chi cerca un discorso chiaro e diretto, può trovarlo. …Nello studio della arti marziali devi sapere che ci sono otto punti di vitale importanza, fondamentali per salvaguardare la tua incolumità: attaccarli, è molto pericoloso. Per questo gli antichi dicevano che questi punti non si possono attaccare. 

Ovviamente, quando ci si scontra in un combattimento, i punti proibiti sono proprio quelli che il nemico cercherà di attaccare, pertanto gli otto punti da non attaccare (八不打) diventano gli otto punti da attaccare (八打)… Sì, anche qui il risultato è otto, ma è lui il primo a sapere che non è così, e te lo dice sin dall’inizio in poche righe: i punti passano da essere “gli otto punti” ad essere “i punti proibiti”. Il fatto che siano raggruppati in otto attira l’attenzione di una certa schiera di lettori e ne fa un modo semplice per memorizzare meglio il concetto fondamentale: ci sono delle zone molto pericolose cui porre la dovuta attenzione. Va subito al sodo: parla a te, che stai studiando, e ti dice che devi stare attento. Ti dice che quando affronti un nemico, lui cercherà di attaccarti li dove sei più vulnerabile. E tutti quei bei discorsi sulla morale e sulla virtù? Meglio che li lasci da parte quando affronti qualcuno per la sopravvivenza. …Le zone di interesse sono: la zona del cervello e cervelletto, le costole subito sotto le ascelle, reni e “mingmen”, i genitali e il punto subito dietro (海底撩阴), la zona di gola e mandibola, il centro del torace, le tempie e i punti del dianxue. Esistono quindi 36 punti mortali dislocati sul corpo umano, indicati generalmente come inattaccabili, che se venissero feriti provocherebbero danni gravissimi. Questi ultimi devono essere accorpati agli otto punti e non possono essere ignorati né esclusi dalla ricerca e dallo studio delle tecniche relative ai sopracitati otto punti… Le aree da colpire sono chiare, i rischi anche: gli otto punti da non colpire sono proprio quelli che devi colpire, ma ricorda che gli otto punti che devi colpire non vanno colpiti. Il “dianxueshu”, l’arte del colpire i punti vitali, aggiunge interesse e un po’ di mistero a tutto il discorso. Inoltre non manca il riferimento alla virtù marziale. In questo breve trattato puramente pratico, l’autore ha ritenuto giusto puntualizzare: se non è strettamente necessario, non utilizzare le tue abilità più pericolose. Infine chiude il discorso ricordandoti che questa particolare attenzione che metti ai punti vitali, la devi mettere perché stai studiando un’arte marziale e devi porre la medesima accuratezza nell’apprendimento di tutto ciò che incontri lungo il tuo percorso (parlando di “ricerca” in senso ampio). Quindi, senza tanti giri di parole, uno studio attento e costante è la chiave di tutto.




Fabrizio Pozzi

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